Siciliatempo marzo 2006 n°433
AUTOREVOLE TESTIMONIAL DEI PROBLEMI DI CASA NOSTRA
Bruna, lineamenti minuti e delicati, occhi dal fascina magico, volta dall'espressione
dolce, ma determinata al tempo stesso, incorniciato da un caschetto liscio,
dotata insomma di una bellezza particolare, fuori dagli schemi, che colpisce
subito l'osservatore, carattere forte ma generoso e spiccatamente femminile,
Marcia Theophilo, una delle più famose poetesse dei nostri tempi,
non è certamente un personaggio che passa inosservato.
Nata a Fortaleza, in Brasile, ha studiato sia nel paese che le ha data i
natali, sia in Italia, dove si è laureata in antropologia. La sua
infanzia è stata influenzata dalla nonna paterna, la quale viveva
nella cittadina di Acre, in Amazzonia, ed ha rappresentato una figura di
fondamentale importanza per la sua formazione, in quanta è stata
la prima persona che le ha raccontata i miti della foresta, le grandi visioni
dei fiume, le voci dei venti, le metamorfosi della luna, mettendola in sintonia
con la polifonia delle voci della natura.
Da allora, si è sempre interessata ai problemi di questa terra splendida
e selvaggia e dei suoi abitanti, gli Indios, volendo approfondire l'essenza
della loro umanità, tanto pura nella sua origine da essere, proprio
per questo, minacciata seriamente dal degrado ed esposta a tanti pericoli.
Attraverso le narrazioni di sua padre e di sua nonna, dunque, la poetessa
ha compreso il significato dei sua profondo legame con la foresta amazzonica,
fonte d'ispirazione di tutta la sua opera letteraria, nonché prezioso
obiettivo da tutelare, nella sua latta costante per denunciarne ed impedirne
la distruzione incombente, per cui ha pagato un alto prezzo personale.
"Nel mio lavoro - ha della Marcia Theophilo - ho cercato di realizzare una
fusione tra memoria emotiva e culturale, tra poesia e documentazione, tra
mondo arcaico e contemporaneo, creando un'unicità in cui queste materie
si compenetrano, privilegiando sempre il soggetto più leggero, cioè
la poesia, per arrivare all'anima della foresta".
La grande poetessa, celebre in tutto il mondo, vanta davvero un curriculum
di tutto rispetto: dal 1968 al 1971 lavora, come giornalista, nel settore
culturale e della critica d'arte, a San Paolo (Brasile), sviluppando una
collaborazione con artisti dei calibro di Maria Bonomi, Saverio Castellani,
Tomie Otake, Otavio Araujo, scrivendo poesie (riunite nel volume "Siamo
pensiero") per i loro cataloghi ed, in seguito, saggi sulle loro opere,
avendo, come caratteristica, quella d'integrare le arti visive e poetiche
nella sua intera produzione; nel 1971, pubblica, in Brasile, il libro di
racconti "Os Convites" (Gli inviti).
Il 1972 segna una data significativa per Marcia Theophilo, perché
fu costretta a lasciare la sua patria, per sottrarsi, con l'esilio, alla
repressione di una dittatura militare che vietava la possibilità
di scrivere e di studiare; nello stesso anno, conobbe, a Roma, il poeta
brasiliano Murilo Mendes, che le presenta il critico letterario Ruggero
Jacobbi e l'illustre poeta spagnolo in esilio Rafael Alberti, con cui avvia
un importante sodalizio di lavoro e di amicizia, uniti dal comune impegno
per la libertà. Un altro aspetto di quest'amicizia, durata dieci
anni, fino al ritorno in Spagna dei poeta, fu la partecipazione nei recital
europei, grazie ai quali Marcia Theophilo scoprí la sua capacità
di comunicare con il grande pubblico. In questi incontri internazionali,
tra cui "Poetry International" a Rotterdam e la "Convenzione Internazionale
di Poesia" in Jugoslavia, ebbe infatti modo di conoscere eminenti personalità
dei monda letterario, come Lawrence Ferlinghetti, Evgeny Evtushenko, Mario
Luzi, Allen Ginsberg e Gregory Corso.
Fra i suoi capolavori più celebri, ricordiamo: "Basta che parlino
le voci", "Canções de Outono", i saggi "Massacro degli Indios
nel Brasile d'oggi" e la piéce teatrale"Arapuca". Nel 1979, all'inizio
dei processo di democratizzazione, la poetessa torna in Brasile, dove partecipa
al Movimento per la Democrazia, oltre ad essere corrispondente della rivista
italiana "Noi donne"; nel 1980, pubblica sul giornale "Avanti!" un articolo
in cui si documentavano le lotte sindacali per la democrazia.
Rientrata a Roma, nel 1981, continua a lavorare, favorendo l'interscambio
culturale tra il nostro paese ed il sua, organizzando incontri, meeting
internazionali e partecipando a recital poetici; in seguito, pubblica altri
libri di poesia, tra cui "Catueté Curupira", vincitore dei "Premio
Minerva" 1983 e, nel 1986, fu rappresentante dell'Unione Brasiliana degli
Scrittori (U.B.E.), nel Sindacato italiano di questa categoria di professionisti.
Le sue composizioni sono andate ad impreziosire varie antologie e Marcia,
che ha sempre partecipato attivamente alla vita letteraria italiana, ha
inoltre aderito a molti eventi importanti in questo ambito, quali la "Settimana
dei diritti umani", la "Manifestazione inaugurale della giornata mondiale
dei libro" dell'U.N.E.S.C.O., la "Carovana dei poeti per la pace" ed, infine,
la recentissima "Fiumara d'Arte".
Le sono stati inoltre attribuiti prestigiosi riconoscimenti, quali i premi
"Fregene" 1996, "Sant'Egidio" 2000, "Nazionale Histonium" 2003, "Parco Majella"
2003, "Nuove Scrittrici" 1997, "Carsulae"2001, "F.I.T.E.I. Nazionale" dei
sindacati CGIL -CISL UIL, assegnatole, nel 2002, per la carriera e, nel
2005, infine, le è stato conferito il Premio Unione Lettori Italiani
per il sua magnifico libro "Amazzonia, respiro del mondo", per il quale
è candidata al Nobel per la poesia.
Poco tempo fa, questa famosa poetessa è stata a Palermo, proprio
per presentare questa sua ultima fatica letteraria (attualmente è
in corso di completamento un'altra sua opera, intitolata "Tutti i fiumi
della terra", in cui parlerà anche dei nostro Greta), durante un
simpatico ed affollatissimo incontro, svoltosi nella suggestiva cornice
dei Kursaal Kalesa, al Foro Umberto I n.21, un originalissimo locale, prospiciente
la passeggiata deI lungomare cittadino, ricavato all'interna degli antichi
bastioni che costituivano la cinta mura ria dei capoluogo palermitano, vicino
la storica Porta Felice. Alla manifestazione, organizzata dall'ufficio stampa
ed agenzia letteraria "Nuova Eco", e patrocinata sia da Greenpeace, sia
dal WWF Italia - Onlus, hanno presenziato anche Franco Russo, Presidente
deI WWF Sicilia, Luca Antonini e Rossella Amato, rappresentanti di Greenpeace
Palermo, nonché i poeti romani Roberto Deidier ed ElioPeco ra.
"Volevo testimoniare - ha esordito Luca Antonini - che Greenpeace è
presente nelle foreste primarie che ancora sopravvivono nel pianeta, tra
cui quella dell' Amazzonia è una delle più importanti. Questo
luogo è abitato anche da persane: ciò significa che all'interno
di questo habitat vi sono uomini, spiriti, emozioni, per cui è essenziale
conservare questa cultura, anche se molto distante dalla nostra. Greenpeace,
perciò, continuerà il sua impegno, cercando di fermare chi
ha in mano la moto-sega. La deforestazione s'identifica anche con la guerra,
perché costituisce una delle fonti a sostegno dei commercio illegale
di armi, per l'annientamento dell'umanità".
I vari interventi poi, sono stati intervallati dall'esibizione musicale
dell'artista peruviano Manuel "Lito" Santos, che ha magistralmente eseguito
brani tratti dal sua ultimo CD.
"Con la mia poesia - ha detto Marcia Theophilo - cerco l'origine arcaica
dei nome degli alberi, degli animali e dei fiumi. Ascolto la mia memoria
e scavo tra i suoi meandri, per trovare delle parole che abbiano il suono
ed il significato delle case dette dagli antichi popoli della foresta; a
questi vocaboli, scritti sulla carta, seguano sogni, emozioni, sentimenti
di estasi, ma anche di terrore ed abbagli. Mi sono sempre occupata perciò
delle problematiche degli Indios, i primi grandi "guardiani della foresta"
ed attraverso le mie esperienze sono stata portata a studiare la sorgente
della loro cultura. Mio padre è nato nella cittadina amazzonica dell'Acre,
terra in cui ha vista la luce anche il mitico Chico Mendes, che è
stato assassinato, il quale, così come la missionaria Dorothy Stang,
ha difeso questa selva, indispensabile per la sopravvivenza dei genere umano".
"Non a caso - ha aggiunto Marcia Theophilo - sono una poetessa -antropologa.
L'ultima catastrofe provocata in Amazzonia è un crimine contro la
natura, che ha le dimensioni di una tragedia: la bio-diversità, le
varietà di specie viventi, gli uomini e quelli che vivo no nell'invisibile,
cioè le divinità ed i miti, si trasformano uno nell'altro
e, per conseguenza, anche la nostra cultura sparirà. La Terra è
un organismo vivente di per sé, capace di generare la sua autodifesa:
la mia voce, la mia opera e quella di tutti i "guardiani della foresta",
come gli Indios, il WWF e Greenpeace nascono da quella parte autoprotettiva
della natura".
In seguito, Marcia Theophilo ha recitato la poesia "Noi alberi", di cui
riportiamo il testo integrale:
Noi alberi viviamo di piogge
di rugiade eterne e delle brume
dei fiumi e degli oceani
di mattutini vapori
e delicate nebbie
Durante il giorno il calore
dei raggi del sole
dilata i nostri corpi sublunari
che assorbono cosi, nel profondo,
la soavissima rugiada notturna.
"È la seconda volta -ha proseguito poi la celebre lette rata -che
vengo in Sicilia, corne poetessa, e ho notato che l'isola di Marajò
è vasta quanta la regione sicula; in essa, posta tra il fiume della
foresta ed il mare, le grandi civiltà precolombiane hanno lasciato
delle forme di vita e delle testimonianze quali vasi zoomorfici, costruzioni
tipiche ed una ceramica non più esistente, oggi, in Brasile, che
fanno la differenza tra folklore e cultura. Analogamente, quando pensa alla
Sicilia, ai suoi siti carichi di storia e d'arte, come Siracusa, Agrigento,
Selinunte (che mi ricorda Machu Pichu), comprendo che questa è la
mia possibilità di comunicare con la cultura greca; dopo aver conosciuto,
infatti, le civiltà precolombiane, ricche di dei rappresentati dal
Sole e dal giaguaro, che sono precristiani, li ritrovo nelle divinità
dell'Ellade, tanto che ritengo ci sia più Grecia in Sicilia, che
nella stessa madrepatria".
"Per me -ha continuato la grande poetessa - i miti antichi convivono con
il monda moderno ed esorcizzano la distruzione delle tradizioni. Per esempio,
un popolo indio ha realizzata, nel proprio idioma, ben 16 modi diversi di
descrivere il verde: ciò perché soltanto nel profondo di quella
foresta si possono cogliere tante sfumature e significati diversi".
"La mia esperienza di esule, - ha concluso Marcia Theophilo -a metà
tra il vecchio ed il nuovo continente, è stata determinata dall'aver
elaborato una tesi, denominata "II massacro degli Indios nel Brasile di
oggi", compiuto dalle multinazionali, con la quale ho effettuato una denuncia
diretta, che mi ha impedito di continuare gli studi; ma anche quando sono
tornata, avendo acquisito un notevole bagaglio di competenze, non ho potuto
continuare a lavorare in Brasile, perché la mia azione è sempre
stata e continuerà ad essere radicalmente indirizzata contro gli
abusi compiuti sugli Indios e sulla foresta, che forma no un tutt'uno".
L'interessante evento culturale si è infine concluso con una degustazione
dei vini prodotti della rinomata Casa siciliana, Tasca d'Almerita.
Giusi Parisi