di Marco Cinque
Parla il linguaggio dei fiumi, raccontando memorie d'acqua in versi. Canta la linfa ancestrale che scorre nelle vene di Madreterra, seguendo il ritmo di sinuose curve attraverso foreste stuprate dalle leggi di mercati e profitti. Rende la giusta voce ai popoli indigeni, agli alberi, ai fiori, al giaguaro, alle creature di qualunque natura, sempre più perseguitate da quel decantato progresso che ormai disvela la maschera più disumana della propria umanità-kamikaze. Nella poetica animista della brasiliana Marcia Theophilo ogni fiume ha il suo nome, la sua propria parola, le infinite meraviglie, ma porta nel grembo oltraggiato anche la brutalità di strade, dighe, disboscamenti, fumi, rifiuti, privatizzazioni e ogni altra sorta di velenoso degrado che sta rendendo l'Amazzonia un paradiso agonizzante. È una tragedia di proporzioni bibliche consumata nel nome di un benessere riservato a pochi «Sansone», pesantemente aggrappati a flebili colonne liquide che ancora sorreggono il mondo. Però, nonostante tutto,Amazzonia madre d'acqua è capace di sussurrare la sua ostinata bellezza, di cui Theophilo si fa paladina.
Marco Cinque