di Mimma Pisani
Con AMAZZONIA MADRE D'ACQUA Marcia Theophilo, alza ancor più la posta in gioco, offrendo al nostro ascolto attento e incantato un libro di poesie che è un attraversamento ulteriore dei mondi sconosciuti, questa volta ancor più ricercato. Una griglia di messa in ordine del magma sintattico, una maglia di contenimento formale cala sulle straordinarie esperienze poetiche. AMAZZONIA MADRE D'ACQUA, con le sue centoquaranta poesie, tutte rigorosamente precedute nel titolo dal termine Rio è un sogno vigilato, una teofania portata per mano, un attraversare le terre dell'ignoto, con il passo sicuro di chi, superate liturgie e riti sciamanici, si affida all'abilità del metodo per legittimare l'ordine naturale del suo universo. Marcia penetra, con tutti gli strumenti della rappresentazione in regola, nel silenzio del sapere mitico, nella verità senza veli dell'origine, nell'abbagliante regime diurno dell'Amazzonia, nel regno sconfinato dell'anima. Precisione, esattezza, stratificazione di frammenti della conoscenza e dello stupore, si mescolano a credenze, d'altri tempi. Con la "seconda vista" è capace di abbracciare il mondo, di accoglierlo, di collezionarlo, di nominarlo. Una razionalizzazione del sapere mitico Aristotelico. È evidente in Marcia, la straordinaria conoscenza dei saperi, dei misteri, dei simboli della tradizione ermetica, della corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, tra emblema e pratica magica per aver diritto ad una messa in ordine dell’universo. Affascinata dalla pluralità delle cose elencate e dal fluttuare ebbro delle parole, ho avvertito il bisogno di affiancarmi a due guide sicure, per tracciare anch'io delle linee di limite, di confine tra la mia emozione e la lettura del libro di Marcia. Per primo, mi sono affidata a Ralph Emerson e al suo Essere poeta. Emerson, cantore di Walt Whitman, sa benissimo chi è il poeta. "Il poeta si colloca nel perpetuo divenire e crearsi dei mondi… dove intercetta il seme, l'essenza della poesia e scopre il carattere sacro, epifanico, miracoloso dell'universo". Emerson afferma che le responsabilità del poeta sono immense: esploratore di mondi, custode della libertà, cultore della perenne metamorfosi del tutto. Il poeta" salta oltre l'orizzonte, di là dal suo ciglio,... ..cercando mare e stella e la danza della natura... rime e ordini naturali". Il poeta non è né braciere, né tedoforo ma fuoco esso stesso, ogni sua parola deve procurare brividi. Da AMAZZONIA MADRE D'ACQUA: “Tutto è scuro, vibrare è indispensabile... Le vibrazioni rendono fertile l'aria", "Cade nell'acqua tutti i giorni il sole... Immenso fuoco. Immensa luce ". Emerson, " il poeta è il Nominatore o colui che fa il linguaggio ..." il poeta articola a suo piacimento il linguaggio poetico, lo disloca presso la creazione delle cose, può farlo perché precede di un passo gli altri. Egli si abbandona all'aura che lumeggia le cose, la sua parola è tuono. Da AMAZZONlA MADRE D'ACQUA, "Sul ramo più alto del sogno / stava il poeta ", "Accese il fuoco nella sua mente nascono nomi... ".grida il nome prescelto: Yara /siamo tutti dentro una canzone. ", "Era un dio, e il suo corpo bruciava / come un lampo ". il poeta, perché ha accesso alla sostanza del nome, è veicolo di metamorfosi. S'immerge nel fluttuare delle realtà, all'interno di un fiume elettrico, viaggia sulle ruote della creazione tra piccole sfere di forza Da AMAZZONIA MADRE D'ACQUA, " Nascosto tra le alghe / E quando cade la notte si trasforma / Lascia la sua pelle, balla con le fanciulle... "Il dio delle acque non piange, reclama un'idea che si trasformi in allegria. "Quando si è poeti della natura, si hanno facoltà divine, si è guida, nel vortice musicale, nella grazia metrica, nel senso profondo del ritmo, nella parola estatica Una goccia d'immortalità freme nelle vene. Bisogna scaldarsi al fuoco dell'empatia con Blake, con Swedenborg, con Omero, con Milton. Da AMAZZONIA MADRE D'ACQUA, " Volano foglie insieme alle nuvole... ", "Voglio dissolvermi nelle acque del fiume" disse Maju. "Davanti al fiume mi sento fiume, davanti al sole mi sento sole, sotto la luna, sono notte se la notte arriva che sia nido d'uccelli la mia casa! ", "Sonagli, trombe e campanelli cinguettii e fischietti a imitare gli uccelli ", " Voci di organo si librano e vene, arterie, ritmi insanguinati ". Ma, la forte sonorità dei versi della Theophilo è prodotta dai termini, in parte desueti, appartenenti alla tradizione d'alcune tribù dell' Amazzonia. La musicalità del verso si accoppia ad una forte coloritura del paesaggio. "Sogni di serate amerinde suoni, colori vivi, compatti di energia ", "ampio labello turchese e arancio,. Arcobaleno di petali... "Dissetatevi, saziatevi d'azzurro... "Nelle accensioni coloristiche simboliche e forti, traspare a volte, la calma e misteriosa rappresentazione di Gauguin, nei suoi quadri Tahitiani. L'altro pensatore a cui mi sono affidata, per sfiorare il segreto della poesia di Marcia Theophilo è Bachelard. D'altronde, come non incontralo sulla via d'acqua che traccia vigorosamente la poetessa? Nella Psicanalisi delle acque l'autore, tratteggia a fondo lo psichismo hydrant dei regni liquidi, dell’universo della rêverie acquatica, della di soggettivazione della realtà, dell' eraclitismo dolce e lento dell'acqua, della maternità dell'acqua. L'acqua è gonfia di pesci, zampilla nelle fonti, ha una continuità con la parola liquida, è quasi un' eccitazione psichica e si trova nella mappa dei sogni. Intensità, turbamento, illusione, miraggio, profondità, riflessi, specchio di un narcisismo cosmico, sogno," apparecchio per guardare il tempo "( P. Claudel). Ancora, appartengono alla realtà delle acque, il linguaggio infantile della Natura, l'acqua primaverile, la freschezza, i flutti puri, l'innocenza della nudità, l'infinito, la reversibilità, la poesia sorgiva " Tutto è un eco dell'universo... Che grande maestro è il ruscello" afferma Bachelard. Scrive Marcia" Il sorriso del delfino, bacia, gioca. Ritorna e cerca il ciclo nelle acque "E ricomincia sempre questo ritmo Unione,musica d'organo Cerchi dentro l'acqua Schiuma cristallizzata Infinite gocce di mobilità " "Cade, cade, cade Onda grande spumosa... " "Su un ramo della mente veglia un occhio attento è l'occhio di un uccello bagnato di verde sudore dall'aver seguito la corrente del fiume". Con Bachelard, entriamo nella dimensione del sacro. L'acqua è il liquido primordiale della Genesi, dove aleggia lo Spirito di Dio. In un mito induista, il dio Vishnu, immerso nel sonno, giace sul serpente Annata che galleggia sulle acque dove si era dissolto il cosmo. La limpidezza sognante, c'induce ad immaginare che Marcia, con le sue poesie, tratteggi una sua mappa dell'Eden, del giardino paradisiaco in terra. La poetessa ci rende partecipi di una rêverie cosmicamente felice, di una fluida iridescenza, di uno splendore in cui sì annida l'illuminazione. " Sul bianco lenzuolo di spume splendevi luce con il tuo corpo isola di Marajò ". Nel Il paradiso in terra Alessandro Scafi, elenca le fantastiche cartografie medioevali e rinascimentali dei giardini dell'Eden, supposizioni di siti dell'origine e della purezza dell'umanità, contesi tra le terre dell'Asia e dell'Africa Anche l'Amazzonia, potrebbe essere il paradiso in terra. L'Eden, per la maggior parte dei cartografi, era la terra defInita da quattro fiumi: il Tigri, l'Eufrate, il Ghìcon e il Pison. Lo stesso Cristoforo Colombo" comprensibilmente sopraffatto dalla vista di un'enorme e abbondante distesa di acque alle foci dell' Orinoco, si chiese se veramente fosse nella vicinanza del paradiso ". " Ondeggia ilfiume, gira in circoli, i pesci nelle acque trasparenti.. "In questo supposto Eden di Marcia, sovrabbondante di rii serpentini e ventosi, di certo non alberga lo spirito di un dio. Sulla pluralità degli uccelli, degli alberi, dei pesci, dei frutti e dei fiori tropicali, tra gli spiriti e i capi spirituali, tra le tribù e le sirene d'acqua, in questo lussureggiante Eden, sembra di scorgere la Dea, la Madre d'acqua "Il fiume partorisce,rinasce, labirinto di milioni di esseri, utero dell'Uni verso", "Le viscere della terra procreano acque un labirinto d'acque e mille vite..." " la madre d'acqua mormora ed invoca braccia elevate, sussurri collane, fiori e conchiglie "...
L'archemitologa Marija ìbutas, con le sue scoperte, stabilisce inequivocabilmente il culto della Dea Madre, nel periodo Neolitico. L'ordine matristico è anche confermato, nell'Europa e nel Vicino Oriente, dagli studi di Morgan e di Bachofen che scrivono di una società matriarcale legata alla terra, egualitaria e non violenta, "Sono spuma dice la dea mi cristallizzo in fiocchi corpo-brezza, capelli- fili di nebbie sparsi nel vento. "
Una brezza costante arriva torna, riappare tranquilla la dea i suoi passi lasciano segni e si dissolvono nell'acqua. Che dire? E' auspicabile un ritorno all'età neolitica, un
neolitico futuro per non soccombere alle cruente tensioni tra le tre religioni
monoteiste che controllano e opprimono, in gran parte, i destini dell'umanità La parabola sull' Amazzonia della Theophilo si conclude, denunciando la catastrofe ecologica che sta distruggendo la foresta. n sipario cala sul lussureggiante mito. Nelle orecchie restano le mille melodie dei fiumi, i suoni di flauti e di tamburi il grido delle scimmie urlatrici. "ten ten, xiuì xiuì. " " Verde, alberi abbattuti, alberi di cenere ". "
Quest' anno bruciò tanta foresta... " La potenza dell'universo diventa labile, perde i suoi segreti emblematici e simbolici, svanisce in un sogno concluso. " Disorientata da nuovi
odori, Cebicira nella foresta si perde tra il calore nuvole ogni volta di una forma diversa ". "Strada di cenere scura rivestita di sostanza interna strade tortuose, senz'alberi,...strada vischiosa, segreta trapassata da fili elettrici", per concludere con "Invade, avanza il deserto. L' Amazzonia, violentata, depredata dalle multinazionali, potrebbe trasformarsi in un mortifero Acheronte,essere sponda di morti come in Spoon River. Quel che resta sono i nomi nominati che portano onore e prestigio: Chico Mendes, Dorothy Stang, Djalma Theophilo, la vigilanza di Marcia che sul disastro ambientale, inalbera con ostinazione e sapienza il piccolo, grande vessillo della Poesia
MIMMA PISANI
Roma. aprile 2008