di Claudia Rocco
La sinfonia della foresta. È questo che la poetessa brasiliana Marcia Theophilo
(nella foto di Muriel Oasi) vuole ricreare nei suoi versi al contempo lirici
e civili, mitici e antropologici. Una selezione di poesie voluta dallo stesso
Mario Luzi come ultimo tassello della collana da lui curata per la Passigli.
Amazzonia respiro del mondo plasma una realtà viva e pulsante, attraverso
la ricerca degli antichi nomi, spesso onomatopeici, di alberi, frutta, fiori
e animali, portatori di leggende e culture; attraverso una musicalità a
volte forte, altre carezzevole. Un'armonia evocata in un tripudio di sinestesie
e sensazioni, che proprio per la sua carnale vitalità fa risuonare ancora
più forte l'urlo di denuncia per l' "Olocausto degli alberi". Sì, perché
gli alberi, dichiara accorata la Theophilo, "sono un argomento politico,
non romantico". A partire da Kupahuba, l'albero-femmina, sacro per il suo
olio curativo, cicatrizzante" che dà il nome all'opera, ancora in parte
inedita, da cui i versi sono presi (altre già pubblicate nel 2000 dalla
Tallone).
Marcia Theophilo, tra i candidati al PremIo Nobel, non ha paura di dichiararsi
"sacerdotessa della foresta", mettendo in gioco la sua parte "femminile,
protettiva e combattiva".
Lei canta -anche in italiano visto che è la traduttrice dei suoi versi,
quasi una doppia partitura - la foresta, "il mio, dizionario", "le tribù
assassinate", "incendi, nuvole e fumo insieme i bulldozers", "immondizie".
E un altro fronte di compartecipazione: "I fiori bambini... dIspersi per
le strade... non più fra i teneri rami, non più i rami teneri delle madri".
I bambinI dI strada.
IL MESSAGGERO (giovedì 3 novembre 2005 pag.24)