I bambini Giaguaro, figli della foresta dell’Amazzonia, è libro-poema
che si trasforma in grido di allarme, e per qualche aspetto tocca il nostro
animo più profondamente di un sermone, perché viene dalla
viva voce della poesia. I bambini di questo libro escono dalla foresta
giaguaro come uccelli leggiadri che possono trasformarsi in portatori
di veleno, sono angeli e guerrieri nel quadro di una selva che, sconvolta
dall’odio e dall’avidità diventa – dicono i versi – di fuoco che
divora e fuoco che asfissia.
Questo libro è il poema dell’umanità eliminata dall’altra
parte dell’umanità, è il canto disperato che avverte di
una distruzione in corso e lancia un appello, attraverso una schiera infantile
e precocemente adulta, selvaggia e tenera, che cerca la salvezza anche
nell’atto delittuoso; che si identifica con la foresta e che ci guarda
con occhi-foglie, occhi-frutta esotica, occhi-pozzanghere, occhi-tizzoni
di fiamma.
Siamo di fronte a un canto metafisico, con il respiro equatoriale dell’Amazzonia
verde inazzurrata dalla luna, come dice il poema ma è un’Amazzonia
che soggiace ai distruttori dell’ambiente, e si trasforma per il tradimento
dell’uomo in giallo e desolato deserto.
Questo libro va classificato, interpretato, come poema-simbolo dell’attuale
situazione umana.
Mario Verdone